impoverimento delle Arti ma non del Flamenco a Milano

Impoverimento delle Arti ma non del Flamenco a Milano

Il grande fenomeno socio-culturale ed artistico del Flamenco, andrebbe letto anche sotto la chiave dei cambiamenti socio-economici del secolo passato.

In un primo momento, la società del secolo scorso ha subito un cambiamento radicale sotto questi aspetti, soprattutto all’interno delle classi sociali meno abbienti, nelle quali finalmente si sviluppa l’economia di mercato, tanto da riuscire a commercializzare beni e servizi anche per questa categoria di classi sociali, compresa l’arte.

Il cambiamento unificante, rende la classe sociale meno agiata, emblema stesso del successo economico della commercializzazione globale.

Questo stendardo ha arricchito in un primo passaggio temporale, tutte le parti, dal consumatore, al produttore; purtroppo come ben tutti sappiamo, l’essere umano ha ingordigia di possedere ogni cosa, per queste ragioni con l’approfondirsi della globalizzazione economica, le multinazionali vincono e le persone povere perdono.

Con questo grado di escalation, anche la cultura ma soprattutto e di conseguenza l’arte (sotto tutti i settori), ne risentono: l’emblema di successo che una volta accompagnava tutte le classi sociali, viene ma mano assorbito esclusivamente dalla freddezza, ipocrisia ed inumanità della grande produzione, distruggendo nella maggior parte dei casi l’artigianato e l’aspetto artistico delle mansioni tradizionali, oppure assorbendole e rivendendole a seconda dei loro canoni privi quasi totalmente di emozione.

La globalizzazione economica e sociale, perciò, possiede sia aspetti positivi che molto negativi, i quali spesso e volentieri vengono ufficialmente tradotti con l’appiattimento generale della cultura e dell’artisticità popolare, in nome dell’agiatezza economica.

Se ci riferiamo ai tempi passati, prima non esistevano i vizi e le paranoie che esistono oggi, come ad esempio tra i giovani, i quali oggi possiedono tutto messi a confronto a quelli di ieri: oggi hanno il cellulare, cibo a volontà ed hanno gli elettrodomestici per cucinarlo e conservarlo, hanno un tetto sulla testa, riscaldamento, agiatezze economiche da parte dei genitori, eppure, vi è un fitto alone di insoddisfazione e depressione generale che aleggia sulle loro teste, mai contenti di nulla e sempre alla ricerca di un qualcosa che non trovano mai…

Scontenti e depressi, vagano come zombies senza nessun tipo di meta, né lavorativa, né tanto meno artistica (ovviamente stiamo esagerando e generalizzando per porre ed asaltare il problema).

Tuttavia al di sopra dei fenomeni socio-economici e culturali, quando parliamo di Flamenco significa anche prendere in considerazione grandi artisti, grandi uomini e grandi donne che hanno fatto la Storia dell’arte del Flamenco e che ancora oggi, sono riconducibili a tasselli importanti di questa meravigliosa corrente artistica e stile di ballo, impossibili da dimenticare, da etichettare come commerciali, o da far tacere, anche quando sono già morti.

Ad ogni modo più grande è la personalità dell’artista, più grande sarà il problema e le polemiche che sarà in grado di generare attraverso la sua musica ed il suo canto.

Le diatribe tra i vari studiosi di flamenco riguardo a cosa esattamente il flamenco sia, in che cosa dovrebbe trasformarsi o con che cosa dovrebbe contaminarsi tra la sua vera tradizione e le nuove evoluzioni artistiche, sono ormai discussioni palpabili quotidianamente.

Esistono poi le strutture, le scuole di flamenco e d’arte spagnola che si occupano ancora, sotto i colpi della commercializzazione globale, di spingere un prodotto tradizionale nel quale ancora credono, è pieno di luoghi in cui imparare la tecnica del Flamenco a Milano.

Vogliamo ricordare scuole di ballo come la Phoenix studio dance di Milano che combatte ogni giorno contro la commercializzazione e l’impoverimento dell’arte nella danza folklorica e popolare, lasciando distinti gli stili, cercando tra i tantissimi maestri e musicisti che si propongono, quelli maggiormente inerenti alla cultura popolare del vero e storico Flamenco di Siviglia.

Ciò che viene descritto in questo breve articolo per il Flamenco, succede solitamente anche nei confronti di molti altri stili di balli e danze popolari.

Il pubblico necessita ciclicamente di cambiamenti, ed è vero, questo è anche giusto, ma un conto è formare qualcosa di nuovo ed innovativo, un altro conto è “deformare” uno stile artistico di canto, musica e ballo, strappandolo completamente dal suo tradizionale contesto, generalizzandolo, stilizzandolo e distorcendolo per risultare così più papabile ad un pubblico di mediocre preparazione valutativa, per renderlo così papabile alle masse.

Questo è ciò che sta avvenendo oggi nei Pesi dell’Est Europa per la Danza del Ventre, questa danza sta venendo completamente estirpata dal suo contesto storico, culturale e del significato, riducendola esclusivamente ad un ballo, in certi casi volutamente “troppo sensuale e provocante” a livello esclusivamente d’immagine, ma dal contenuto culturale scarno e dallo spessore artistico impoverito.

Tanta immagine ma poca sostanza.

Share on facebook
Facebook
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn

Potrebbe interessarti

Torna su