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Regolamentazione ed expertise, i segreti del traduttore in ambito farmaceutico

Solo fino a qualche anno fa, il lavoro del traduttore non veniva considerato come essenziale e veniva spesso affidato a persone con esperienze lavorative e di vita che in qualche modo “certificavano” la loro competenza linguistica.

Ma non basta aver vissuto per un po’ da qualche parte, o aver sposato un cittadino straniero per conoscere e lavorare con una lingua. E finalmente, con la diffusione sempre maggiore della certificazione, che costringe all’assunzione di responsabilità, incluse quelle “linguistiche”, la figura del traduttore improvvisato è sparita lasciando il posto a professionisti qualificati ed esperti.

La mancanza di un’adeguata preparazione pone numerosi problemi, dalla comprensione del testo da tradurre alla resa nella propria lingua, che deve essere altrettanto padroneggiata. E se tali carenze possono dare esito a errori innocui, e magari esilaranti, nella vita di tutti i giorni, quando si verificano in settori più sensibili, come la salute, possono comportare anche dei rischi.

In ambito farmaceutico, soprattutto nelle traduzioni di informazioni indirizzate a medici e pazienti, i traduttori inesperti vengono messi a dura prova soprattutto dai “falsi amici”, parole di medesima radice ma di diverso significato, che possono rappresentare una trappola insidiosa, in cui cadere facilmente e inconsciamente.

L’attenzione del traduttore esperto

L’attenzione costante al significato e al contesto è la chiave principale per capire, ad esempio, che drug non è una droga ma un farmaco, e che può essere efficace ma non effettivo (effective). I dati raccolti tramite gli studi e sperimentazioni sono coerenti e non consistenti (consistent) e alcune sostanze possono essere coperte da brevetto più che da una patente (patent).

Perché il traduttore esperto, oltre a conoscere le lingue, sa anche riconoscere il testo, sa capire quando qualcosa non quadra, sa dubitare di un senso o di un significato che all’apparenza può funzionare.

Purtroppo, la disattenzione del passato ha fatto sì che alcuni di questi equivoci si trascinino ancora oggi nei testi che raggiungono gli utilizzatori, fortunatamente senza grosse conseguenze. Si parla ancora di aggiustamento di dose, un’espressione ormai ufficiale sebbene derivata dall’errata interpretazione del significato di adjust, che vuol dire piuttosto adattare, e regna ancora confusione nella distinzione tra impairment, failure e insufficiency.

Fortunatamente, la costante opera di armonizzazione delle norme a livello europeo e internazionale, ha portato all’elaborazione di regole, linee guida e standard di riferimento che prevengono questo tipo di inesattezze e garantiscono la qualità delle traduzioni scientifiche e farmaceutiche.

Tutto ciò non prescinde dalla serietà e dall’etica del traduttore, che deve sempre assicurare che la resa del testo di partenza sia fedele e veritiero, sulla base delle proprie conoscenze ed esperienze.

Un traduttore esperto e specializzato, banche dati armonizzate e linee guida di supporto, controlli e revisioni da parte delle autorità preposte sono dunque i fattori principali che entrano in gioco nelle traduzioni farmaceutiche per assicurare la correttezza delle informazioni e tutelare la salute dei pazienti.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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