conciliazioni di lavoro

Conciliazioni di lavoro: a chi affidarsi?

Il mercato del lavoro è in profonda crisi a causa della situazione economica dell’ultimo decennio, ulteriormente peggiorata dal 2020 in poi dalla pandemia di COVID-19. Alla luce di questa situazione contingente, i diritti dei lavoratori sono venuti meno e le conciliazioni di lavoro diventano di conseguenza necessarie. In tutto questo, l’avvocato del lavoro assume un ruolo di primaria importanza.

Di cosa si occupa l’avvocato del lavoro?

L’avvocato del lavoro è un esperto in diritto del lavoro. Il suo compito è risolvere le diverse controversie tra datore di lavoro e dipendenti. Quella più comune riguarda il diverso inquadramento contrattuale e la richiesta da parte del dipendente delle differenze retributive. Tra le altre controversie ci sono:

  • Lo stipendio non pagato
  • Gli straordinari non riconosciuti
  • Il licenziamento illegittimo
  • Infortuni dovuti alla mancanza di sicurezza sul luogo di lavoro
  • Vari procedimenti disciplinari
  • Il lavoro nero
  • Il mobbing

Il fattore tempo è importante

Chiarito il concetto su chi sia l’avvocato del lavoro e sul suo terreno d’azione, è importante sapere che una controversia di lavoro va affrontata subito. Ecco perché la scelta di un professionista, oltre che tempestiva, deve essere fatta con la giusta attenzione perché si tratta dei propri diritti tutelati dalla legge.

Nel diritto del lavoro, i termini per presentare una denuncia sono molto stretti e un giorno di ritardo potrebbe equivalere all’impossibilità di impugnare, ad esempio, un licenziamento illegittimo.

Come agire in caso di controversia?

Non è solo prerogativa della persona interessata ad agire nel modo più rapido possibile, ma anche di un buon avvocato del lavoro, chiamato a valutare immediatamente se l’ordinamento giuridico può effettivamente tutelare il lavoratore e con quale modalità ottenere il miglior risultato possibile in poco tempo. Infatti, per risolvere le controversie di lavoro si può chiedere la conciliazione, l’arbitrato o ricorrere direttamente al giudice del lavoro.

A livello di documentazione, quelli da produrre sono:

  • Contratto di lavoro e lettera di assunzione.
  • Buste paga.
  • Lettera di licenziamento.

Le tre opzioni per chiudere la controversia

Come anticipato in precedenza, esistono tre opzioni che un avvocato può utilizzare per chiudere una controversia:

Conciliazione: può avvenire in sede amministrativa presso la Direzione Territoriale del Lavoro, tramite sindacato o rivolgendosi alle Commissioni di Certificazione. L’avvocato è chiamato prima a esporre i fatti contestati e poi a chiedere alla controparte di depositare l’istanza di conciliazione. È logico che la controparte deve essere d’accordo e, se così fosse, ha venti giorni di tempo per depositare una memoria difensiva. Se, invece, la controparte rifiuta la conciliazione, l’avvocato può rivolgersi al Giudice del Lavoro per ottenere una sentenza definitiva.

Arbitrato: è un’alternativa al Tribunale e il giudizio viene affidato a un soggetto terzo e imparziale. La strada dell’arbitrato è percorsa dall’avvocato quando le parti coinvolte non sono riuscite a risolvere la controversia tramite conciliazione.

Tribunale: se conciliazione e arbitrato falliscono, l’avvocato può rivolgersi al Tribunale. La decisione quindi passa dalle mani di un Giudice del Lavoro. Anche se il giudizio è più rapido rispetto alle due precedenti opzioni, l’avvocato deve essere molto preparato in materia poiché il rito è complesso e impone molta competenza. Proprio per questo motivo bisogna affidarsi a un avvocato professionista e in grado di assistere adeguatamente il lavoratore.

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