cartolarizzazione-cfe-finance-bond

La cartolarizzazione dei crediti sanitari

Il processo di cartolarizzazione può riguardare una grande varietà di sottostanti: si va dai microcrediti ai mutui per la casa, ad esempio. I meno esperti potranno pensare che gran parte di queste operazioni vengano svolte a vantaggio di enti finanziari privati, in realtà anche nel settore pubblico si possono trovare diversi usi della cartolarizzazione

L’esempio perfetto è rappresentato dalla cartolarizzazione di crediti sanitari, fondamentale per garantire l’attività continuativa di molte cliniche e strutture private. Cliniche e strutture private che sono essenziali per il corretto funzionamento dell’intero Sistema Sanitario Nazionale.  

Il gruppo CFE Finance è esperto dell’argomento, in quanto offre una gamma di attività di finanza strutturata, in modo particolare nel campo delle cartolarizzazioni di bond legate al credito e al debito del sistema sanitario.

Ma perché le strutture sanitarie dovrebbero voler cartolarizzare i loro crediti? Come avviene il processo di cartolarizzazione? Per spiegarlo, meglio partire dal principio.

Rapporto tra strutture private e sanità pubblica

Prima di spiegare l’applicazione della cartolarizzazione dei crediti sanitari, è doveroso illustrare il rapporto giuridico che crea questi crediti. Un rapporto che coinvolge essenzialmente due tipologie di soggetti: le ASL, o le province autonome, e numerose case di cura e cliniche private. 

Come qualcuno saprà, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN)  non include esclusivamente gli ospedali pubblici e le aziende sanitarie locali. Ad integrare i servizi offerti dagli enti pubblici, infatti, ci sono anche numerose cliniche e strutture private, e non in misura insignificante. Basti pensare che nel 2017 il 21,7% dei posti letti presenti in Italia si trovava all’interno di strutture private. 

Per far parte del SSN le cliniche, i laboratori o gli ospedali privati devono rispettare degli specifici livelli di servizio, oltre a determinati requisiti di efficienza e di onorabilità, che vengono verificati periodicamente dalle Regioni e dallo Stato per il rilascio dell’accreditamento. Ad accreditamento rilasciato, gli enti possono sottoscrivere con le diverse ASL o province autonome appositi contratti su base annuale, che fungono da linea guida nel rapporto tra pubblico e privato. Ma cosa c’entra la cartolarizzazione dei crediti in tutto questo?

Perché le strutture private cartolarizzano i crediti

Quando effettuano le prestazioni regolate dai sopracitati contratti, gli enti privati maturano crediti nei confronti del sistema sanitario. Crediti che, spesso e volentieri, non vengono saldati subito, ma rimangono in sospeso per mesi, se non anni. Nel 2019, ad esempio, lo Stato pagava di media in 104 giorni. Un dettaglio non da poco, dato che per assicurare un servizio continuativo, gli enti sanitari privati hanno bisogno di liquidità. Come fare quindi a reperire queste somme, fondamentali per consentire la continuità delle prestazioni?

Semplice: le strutture private si servono di strumenti alternativi che permettono di monetizzare subito i crediti, come ad esempio la cessione in blocco degli stessi crediti tramite un’operazione di cartolarizzazione. Cessione che, nella maggior parte dei casi, avviene pro soluto, ovvero senza garanzia di solvenza del debitore (il Sistema Sanitario Nazionale). Ed ecco spiegato il perché dell’esistenza della cartolarizzazione dei crediti sanitari.  

L’iter della cartolarizzazione

Come avviene la cartolarizzazione dei crediti sanitari nello specifico? 

Normalmente le strutture sanitarie private vengono contattate da un mediatore creditizio, un soggetto indipendente la cui attività è monitorata dall’Organismo Agenti Mediatori OAM (un organo vigilato a sua volta dalla Banca d’Italia). 

Il compito principale del mediatore creditizio, come da definizione, è quello dell’intermediario: individuare le strutture sanitarie bisognose di cedere pacchetti di crediti, e metterle in contatto con banche o intermediari finanziari (tra i quali le Special Purpose Vehicle) interessati a chiudere un accordo. 

In quest’ambito, il mediatore creditizio ha anche un compito di controllo: è sua mansione, infatti, eseguire tutte le verifiche antiriciclaggio sulla struttura sanitaria, legalmente indispensabili per portare a termine la cessione dei crediti sanitari.

Una volta effettuate le doverose verifiche, la banca o l’intermediario finanziario possono individuare i crediti da acquistare in un’operazione che, in termini giuridici, verrà classificata come “cessione di rapporti giuridici in blocco in favore di una società veicolo di cartolarizzazione” (ovvero, la SPV). Strutturata l’operazione di cartolarizzazione, la SPV emette dei bond, che potranno essere sottoscritti da investitori istituzionali con lo scopo di finanziare l’acquisto da parte della stessa dei crediti.

Il ruolo del servicer

La SPV e il blocco di crediti sono necessariamente gestiti da un servicer

I servicer, società finanziarie direttamente vigilate dalla Banca d’Italia, non solo gestiscono SPV e i crediti acquisiti, ma verificano anche la conformità degli enti cedenti dal punto di vista dell’antiriciclaggio, dei crediti che rientrano nel perimetro dell’operazione e infine della cartolarizzazione stessa. 

In altre parole, il Servicer ha il ruolo di gestore, amministratore e monitoraggio sui bond emessi dalla SPV.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn

Articoli Correlati

Torna su