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Proprietà del software: brevetto o diritto d’autore

La protezione relativa alla proprietà intellettuale di un software si può dividere in tutela brevettuale oppure in diritto d’autore.

Un software è considerato come un’opera letteraria e quindi è protetto da diritto d’autore. In taluni casi più specifici è possibile depositare anche un brevetto, avendo con ciò una protezione sicuramente più intensa.

Proteggere il proprio software: la storia

La necessità specifica di tutela del software nasce negli anni Ottanta. Infatti, quando si separarono il mercato software dal mercato hardware, e con la nascita di aziende di software autonome che realizzavano programmi per computer, è nata anche la necessità di avere una garanzia giuridica assoluta sui software.

Essendo un software un bene immateriale, era logico che lo strumento per tutelarlo fosse la proprietà intellettuale. Vi era una alternativa: tutela con il brevetto oppure il diritto d’autore.

Le prime leggi per proteggere i software come opere tutelate dal diritto d’autore risalgono al 1980, negli Stati Uniti.

In seguito si è resa conforme anche la Comunità Europea con la specifica direttiva del 1991, mentre l’Italia ha dato attuazione con decreto legislativo numero 518 del 1992. Oggi la tutela del diritto d’autore dei software è riconosciuta a livello internazionale.

Perché il diritto d’autore?

Il software è definito nel diritto come una serie di istruzioni in sequenza, espresse però in un linguaggio comprensibile all’uomo, il codice sorgente.

Queste istruzioni sono tradotte da un programma adatto allo scopo, chiamato compilatore, in un linguaggio che è binario, sequenza di 0 e 1, che però è comprensibile solo dal computer (linguaggio macchina). Il codice binario viene interpretato a livello di hardware come serie di impulsi elettrici, per compiere determinate operazioni.

Differenze tra brevetto e diritto d’autore

Il diritto d’autore non tutela l’idea ma solo la sua espressione. Per un software, questo significa il codice. Ciò che è protetto da copyright è il codice sorgente ed il successivo codice oggetto, quello binario, non la loro funzione. Se un programmatore non copia il codice sorgente né il linguaggio macchina derivato, ma realizza un software con una funzione analoga, questo è permesso dalla legge sul diritto d’autore.

Se un programmatore va ad ideare un software che ripulisce il disco rigido del PC dai file inutili, chiunque potrà copiare l’idea basti che non sia copiato il codice con cui lo fa.

Per uno sviluppatore non è affatto difficile creare modifiche sufficienti ad un codice sorgente per escludere la copia del medesimo.

Anche se le aziende produttrici di software non rivelano i codici sorgente per evitare copie modificate degli stessi, tramite programmi di decompilazione si può risalire al codice sorgente.

Il brevetto tutela in modo maggiore rispetto al diritto d’autore. Il brevetto permette infatti di far coprire da tutela l’invenzione, con qualsiasi forma essa viene riprodotta.

Le ragioni economiche

La ragione che fa proteggere il software tramite il diritto d’autore è di tipo economico. La tutela tramite brevetto avrebbe causato la presenza di monopoli e perciò limitato la concorrenza. Ciò avrebbe rallentato lo sviluppo dell’informatica.

Conclusioni

La proprietà del software ha protezione tramite il diritto d’autore. I diritti dell’autore sono esclusivi e nascono in modo automatico, senza che alcuna formalità sia necessaria. Allo stesso tempo, è possibile la registrazione del programma presso la SIAE, nel Pubblico Registro Software, per poter ottenere una prova certificata della propria paternità.

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